l riconoscimento facciale, seppur sviluppato e sperimentato sin dagli anni ’60, sta trovando solo negli ultimi anni una serie di campi di utilizzo.Il riconoscimento facciale trova la sua utilità in diverse applicazioni e mercati verticali. Oggi questa tecnologia supporta le testate giornalistiche nell’identificazione di celebrità quando coprono eventi importanti, fornisce autenticazione di secondo livello per applicazioni mobili, indicizza automaticamente file video e immagine per le società dei media e dell’intrattenimento e permette addirittura ai gruppi umanitari di identificare e salvare le vittime del traffico di esseri umani. Questa branca dell’Intelligenza Artificiale permette di identificare una persona con un indice di errore attualmente molto basso tramite l’analisi biometrica e l’elaborazione digitale del viso. Prima di questa soluzione ad essere utilizzata era l’analisi biometrica dell’impronta digitale, ma la bassa sicurezza di questa tecnologia ha spinto i big del tech a trovare un’altra strada che potesse garantire più affidabilità nel custodire i dati.Esistono due grandi tipologie di riconoscimento facciale e numerosi ambiti di applicazione, ognuno dei quali porta con sé sia vantaggi che rischi.Google l’ha incorporata nel suo Google Foto: il riconoscimento automatico del volto permette di identificare un determinato individuo e di memorizzare le foto seguendo un raggruppamento per persona. Una cosa simile avviene anche in Facebook, dove il riconoscimento del viso nelle foto pubblicate permette di taggare immediatamente le persone presenti.Dietro ai software di riconoscimento facciale tridimensionale, vi è una tecnologia e una serie di passaggi molto più complessi.La Cina sta già utilizzando il riconoscimento facciale con questo obiettivo nello Xinjiang, una regione autonoma del nord-ovest del paese abitata soprattutto dagli uiguri, minoranza etnica musulmana accusata dal governo cinese di separatismo e terrorismo i cui membri vengono sistematicamente perseguitati e rinchiusi in campi di “rieducazione”. Il sistema è stato definito dal New York Times “razzismo automatizzato”. Invece di partire dal presupposto che il riconoscimento facciale è ammissibile, dice un articolo di Vox sul tema, «faremmo meglio a partire dal presupposto che è vietato, per poi isolare rare eccezioni per casi specifici in cui potrebbe avere delle giustificazioni». Oggi, questa realtà continua la sua corsa.

 

 

 

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