imageDa tempo ormai la robotica lavora allo sviluppo di macchine che possano interagire con le persone in modo simile agli esseri umani, e questo anche (e soprattutto) perché costruire un robot può risultare utile nella comprensione del mistero dell’essere umano da punto di vita intellettivo, cognitivo e linguistico. Il lavoro sugli androidi, infatti, si inserisce nell’ambito delle ricerche che studiano i complessi processi mentali degli esseri umani, con l’idea di comprenderne meglio il funzionamento e di sperimentare come questi processi – che emergano attraverso l’interazione fisica e sociale – possono ridefinire il rapporto tra il mondo umano e quello artificiale. In particolare, il gruppo di ricerca del professor Minoru Asada, direttore della divisione della robotica di neuroscienze cognitive presso l’Institute for Academic Initiatives dell’Università di Osaka, studia come gli esseri umani sviluppano le loro capacità cognitive utilizzando robot e simulazioni al computer. Attraverso questi studi si raggiungono nuove conoscenze e allo stesso tempo i risultati possono essere applicati ai robot che vivranno con noi in futuro. Il risultato più eclatante raggiunto con questa ricerca è stato il primo androide con le sembianze di Leonardo da Vinci costruito dai tecnici dell’A-lab di Tokyo, attualmente ospitato dal Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia di Milano. La scelta di realizzare un androide dall’aspetto di Leonardo è legata al fatto che Da Vinci è un simbolo che coniuga intelletto, conoscenza, arte. Secondo il professor Asada, infatti, “se Leonardo da Vinci fosse vivo oggi, avrebbe sicuramente costruito un robot”. Dal momento che era impossibile fare la scansione dal modello reale, sono state impiegate immagini e informazioni dai testi storici per ricostruire un modello che rispondesse all’immaginario comune di Leonardo, pioniere della ricerca interdisciplinare, del quale spirito, ancora oggi, avremmo tanto bisogno.

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