img_6709L’era della fotografia computazionale entra nel vivo. Due obiettivi catturano le immagini, un algoritmo le sintetizza in una sola foto di qualità superiore. È questo il succo della doppia fotocamera presente sugli smartphone di ultima generazione; una tecnologia non nuovissima, ma che rappresenta il futuro della fotografia digitale. Vediamo, dunque, come è stata adottata questa tecnologia nel corso del tempo, sui vari dispositivi, a partire da LG e HTC, analizzando le diverse soluzioni adottare per distinguersi dalla concorrenza. A tal fine, la regola fondamentale per ottenere un prodotto originale è quella di far lavorare le due fotocamere in maniera differente e spesso futuristica rispetto a tutti gli altri. Infatti, decidere di incastonare nella scocca di uno smartphone non una, ma ben due fotocamere posteriori non è sufficiente a creare un prodotto all’avanguardia, giustificandone investimento e funzionalità. La funzionalità in simbiosi delle due camere dovrebbe avere uno scopo ed una modalità precisa che porti ad un risultato finale chiaramente individuabile a posteriori non solo dagli sviluppatori, ma anche (e soprattutto) dai consumatori, sempre più esigenti sul fronte del comparto fotografico. I primi ad inserire la doppia fotocamera sullo smartphone furono, come già anticipato, LG e HTC, per riuscire a catturare due scene indipendenti e riunirle successivamente, creando immagini tridimensionali (3D). Una prima, fondamentale, evoluzione si ebbe nel 2015 con Honor 6 Plus di Huawei, le cui due camere posteriori da 8 megapixel impiegavano una tecnica chiamata “unique bionic parallel eagle eye” capace di sfruttare la doppia ottica per scattare immagini fino a 13 megapixel, riproducendo il movimento dell’occhio umano: con il lavoro sinergico di entrambi i sensori, viene favorita la velocità di messa a fuoco, nonché la qualità degli scatti. Nel 2016 Huawei P9 ha rivoluzionato il concetto stesso di doppia fotocamera, inserendo una coppia di sensori posteriori da 12 megapixel ciascuno. Le fotocamere posteriori sembrano assolutamente identiche, ma in questo caso l’apparenza inganna: la prima è difatti incaricata di catturare tutti i colori nello spettro di luce visibile mentre la seconda, dedicata esclusivamente alla cattura monocromatica. Lavorando in simbiosi, la fotocamera monocromatica consente di migliorare i risultati catturati dal sensore principale, perfezionando gli scatti. Il 2016 è stato anche l’anno di LG G5, la cui doppia fotocamera si compone di una lente normale ed una grandangolare. Con la prima fotocamera è possibile scattare normalmente, raccogliendo tutti i dettagli, mentre con la seconda, composta da una lente grandangolare a 135 gradi, è possibile espandere gli orizzonti, ampliando l’angolo di visione. Ed arriviamo all’iPhone 7 Plus: questa volta, Apple ha osservato gli altri prima di agire, ma non poteva di certo mancare un dispositivo a marchio Apple provvisto di doppia camera. La prima fotocamera del dispositivo è di tipo grandangolare, con sensore da 12 megapixel, mentre la seconda, che utilizza la stessa risoluzione, è dotata di lenti con teleobiettivo, che consentono zoom ottici a lunga distanza. Lo stabilizzatore ottico, il processore dedicato e le funzioni introdotte con iOS 10, fanno il resto, garantendo una performance fotográfica ai massimi livelli. In fondo, due occhi vedono meglio di uno!